L’attività investigativa non si riduce a “guardare le telecamere”. Segue un percorso organizzato, condiviso con HR e legale.
Risk–assessment iniziale
→ analisi dei punti critici (magazzini, casse, reparti sensibili);
→ mappa dei beni più esposti (SKU ad alto valore, materiali facilmente rivendibili, dispositivi IT);
→ lettura dello storico di anomalie inventariali e segnalazioni pregresse. Pianificazione mirata → scelta delle tecniche da utilizzare: sorveglianza video mirata, marcature nascoste su beni, tracciatura digitale;
→ definizione di obiettivi chiari (individuare autore, modalità, eventuali complici).
Raccolta delle evidenze
→ acquisizione di video (CCTV, microcam), letture dei log di accesso (badge, NFC, codici), eventuale tracciatura GPS di pallet o casse;
→ copia forense di e-mail o documenti, se emergono ordini fittizi o scambi sospetti. Correlazione e ricostruzione → costruzione di una timeline che incrocia video, accessi, movimenti fisici dei beni;
→ verifica di coerenza tra quantità mancanti, passaggi di magazzino, ore di presenza del personale interessato.
Report probatorio
→ relazione tecnica con sequenza dei fatti, immagini chiave (frame, foto), hash dei file e indicazioni sulla catena di custodia;
→ allegati strutturati per essere inseriti in una contestazione disciplinare e in un eventuale fascicolo giudiziario.
Hardening post–evento
→ sintesi delle vulnerabilità emerse (cancelli, procedure, controlli in uscita);
→ suggerimenti concreti su procedure di segnalazione e formazione per fissare una cultura “zero tolleranza” verso i furti interni.