Le indagini sul doppio impiego seguono un percorso chiaro, condiviso con HR, legale e, se presente, DPO.
Audit preliminare
→ analisi di log ICT (accessi remoti, utilizzo VPN, orari di attività)
→ esame di timbrature, badge e eventuali segnalazioni tramite canali interni o whistleblowing.
Definizione dello scope e compliance GDPR
→ individuazione dei dati realmente necessari, evitando raccolte eccessive;
→ se necessario, valutazione d’impatto (DPIA) per attività con maggior impatto sui dati personali.
Sorveglianza discreta
→ osservazioni sul campo, pedinamenti mirati, video/foto 4K in spazi leciti;
→ eventuale uso di GPS su asset aziendali (auto, mezzi) nei limiti di policy e normativa.
Digital forensics
→ imaging di notebook, PC aziendali o altri dispositivi, con write–blocker;
→ ricerca di file, e–mail o documenti che evidenzino rapporti con competitor, fatture, preventivi, prospetti commerciali.
OSINT e SOCMINT
→ monitoraggio di partita IVA, iscrizioni a registri, annunci freelance, profili LinkedIn e piattaforme lavoro;
→ verifica di marketplace, siti personali, pagine social e profili business che colleghino il lavoratore ad attività parallele.
Timeline e correlazione
→ incrocio tra orari di lavoro, timbrature, celle telefoniche (se agli atti), transazioni e operatività dell’attività esterna.
Report “court–ready”
→ relazione tecnica con descrizione dei fatti, allegati, hash SHA-256, testimonianze raccolte secondo metodo (ad es. PEACE) e, se richiesto, parere legale di inquadramento.