Perizie informatiche forensi Sondrio, con attività tecnico-forensi rivolte a privati, aziende e studi legali per l’acquisizione, l’analisi e la documentazione di dati, sistemi, dispositivi e contenuti digitali utilizzabili in sede stragiudiziale e giudiziale.
I sistemi informatici conservano tracce di ciò che accade: accessi, cronologie, file, comunicazioni, log, relazioni tra utenti, dispositivi e servizi. Ogni azione digitale lascia impronte che, se correttamente acquisite e interpretate, possono contribuire a ricostruire fatti, identità tecniche, tempi e responsabilità.
Una perizia informatica forense serve a trasformare queste tracce in un elaborato tecnico verificabile, replicabile e leggibile anche da chi non è specialista, così da sostenere una denuncia, una memoria, una consulenza tecnica di parte, un accertamento in CTU o una contestazione metodologica fondata.
Affianchiamo privati, imprese e studi legali in procedimenti civili, penali, aziendali e difensivi, con particolare attenzione ai casi in cui il dato digitale incida sull’esito del contraddittorio o sulla tenuta della prova.
Per una prima consulenza riservata, anche telefonica: Tel.
+39 348 740 7740 Metodo, integrità e tenuta probatoria L’attività forense non coincide con una semplice “ricerca dati”, ma con un percorso ordinato: individuazione della fonte, acquisizione preservativa, analisi tecnica, interpretazione dei risultati e redazione della relazione finale. La forza della prova dipende dal metodo con cui il contenuto viene trattato, non soltanto dal contenuto stesso.
Per questo ogni intervento viene sviluppato con approccio documentale, hashing, catena di custodia, registrazione dei passaggi eseguiti e conservazione controllata delle copie e degli originali. L’obiettivo non è soltanto reperire un’informazione, ma farlo in modo da renderla controllabile, ripercorribile e difendibile nel contraddittorio tecnico e processuale.
Struttura, competenze e certificazioni Operativa dal 2001, la società interviene in settori regolamentati e sottoposti a norme di pubblica sicurezza, in forza di autorizzazioni rilasciate dalle competenti autorità statali.
Il team integra competenze multidisciplinari: investigatori privati autorizzati, esperti in digital forensics, analisti OSINT e HUMINT, specialisti in sicurezza fisica e digitale, consulenti tecnici e professionisti forensi con qualifiche nazionali e internazionali.
La direzione e il controllo delle attività sono affidati a Security Manager certificati UNI 10459. I sistemi di gestione adottati sono certificati secondo gli standard UNI EN ISO 9001:2015, UNI EN ISO 14001:2015, UNI 10891:2022, UNI 10459:2017 e UNI 11926:2023.
Una perizia informatica forense è un’indagine tecnico-giuridica su dispositivi, sistemi, account, servizi o contenuti digitali, finalizzata a produrre risultanze utilizzabili in sede difensiva, stragiudiziale o giudiziale. Non si limita a descrivere ciò che appare sullo schermo, ma ricostruisce in modo controllato il rapporto tra fonte, contenuto, metadati, cronologia e contesto tecnico.
Il percorso è formalizzato: fonte, acquisizione, analisi, interpretazione e relazione. In questo modo il dato digitale cessa di essere un elemento confuso o intuitivo e diventa una base tecnica ordinata, leggibile e sottoponibile a controllo da parte di terzi.
Obiettivi principali
→ identificare e preservare correttamente le fonti digitali;
→ garantire integrità e tracciabilità mediante hashing e catena di custodia;
→ ricostruire cronologie, relazioni tra eventi, responsabilità tecniche e d’uso;
→ redigere relazioni chiare, replicabili e comprensibili anche a chi non è tecnico.
Esito atteso: un elaborato tecnico che orienta la strategia legale e regge il contraddittorio.
La digital forensics attraversa oggi contesti privati, aziendali e giudiziari. Ogni scenario richiede fonti, cautele e tecniche differenti, ma la finalità resta unitaria: trasformare tracce digitali in evidenze tecniche verificabili e utili alla decisione.
Interveniamo, tra l’altro, in materia di accessi abusivi, sottrazione o cancellazione di dati, concorrenza sleale, frodi interne, utilizzi anomali di sistemi aziendali, contenuti digitali contestati, responsabilità professionale, stalking tecnologico, violazioni della riservatezza, danneggiamenti informatici e controversie su comunicazioni elettroniche.
Ambiti frequenti
→ computer, workstation, server, storage esterni, RAID e NAS;
→ smartphone e tablet, con chat, media e artefatti applicativi;
→ email, cloud, collaboration suite e documenti digitali;
→ social network, contenuti web, messaggi e profili online;
→ log di rete, VPN, firewall, endpoint e altri elementi di network forensics.
Risultato: un quadro tecnico coerente, verificabile e utile a orientare scelte legali, difensive o organizzative.
L’acquisizione è la fase più delicata dell’intero percorso. Un errore in questa sede può compromettere la prova prima ancora dell’analisi. Per questa ragione operiamo con procedure preservative, dispositivi di blocco scrittura quando necessari, hashing e documentazione continua dei passaggi eseguiti.
La copia forense non è un semplice backup, ma un’acquisizione progettata per mantenere il rapporto tra fonte, integrità e successiva analisi. Quando tecnicamente possibile, si procede alla creazione di una copia o di un’immagine forense sulla quale svolgere le attività di laboratorio, preservando l’originale da interventi impropri.
Attività tipiche
→ duplicazione forense di dischi, SSD, supporti removibili e altri media;
→ estrazioni logiche, file system o fisiche da dispositivi mobili, nei limiti tecnici del caso;
→ export controllati da account, servizi cloud e ambienti applicativi;
→ confronto hash sorgente/copia, verbali e continuità documentale della custodia.
Output: un set di acquisizione verificato e già idoneo a sostenere la successiva analisi tecnica.
I dispositivi mobili concentrano comunicazioni, media, localizzazioni, autorizzazioni, backup e interazioni applicative. L’analisi forense consente di recuperarli, contestualizzarli e ricondurli a eventi, soggetti e tempi rilevanti per il caso.
Molti incarichi riguardano chat WhatsApp, Telegram o Signal, allegati, immagini, note vocali, cronologie, elementi eliminati e metadati che devono essere compresi nel loro contesto tecnico e non soltanto visualizzati come screenshot o trascrizioni.
Aree di indagine
→ database applicativi, chat, allegati, archivi e backup;
→ file eliminati, cache, cronologie, artefatti di sistema e app di posizione;
→ geodati, metadati EXIF e correlazioni spazio-temporali;
→ coerenza tra contenuto visibile, fonte digitale e contesto del dispositivo.
Esito: cronologie coerenti e verificabili, utili a sostenere tesi difensive, attoree o ricostruttive.
Sistemi operativi, workstation e server registrano gran parte dell’attività utente e di sistema. La perizia forense rende leggibili tali tracce, correlando artefatti tecnici con i fatti di causa e distinguendo il comportamento ordinario da quello anomalo.
L’analisi può riguardare timeline, file cancellati, registri di sistema, account, accessi locali o remoti, policy, cronologie d’uso, file recenti, ricerche, collegamenti, log e altre fonti utili alla ricostruzione del fatto digitale.
Elementi ricorrenti
→ timeline, event log, registry, collegamenti e artefatti di utilizzo;
→ recupero di file cancellati, versioni precedenti e shadow copies;
→ account, privilegi, policy e accessi locali o remoti;
→ correlazioni tra artefatti, uso dichiarato e movimenti in rete.
Risultato: una mappa tecnica chiara, motivata e allineata ai quesiti del legale o della parte.
Comunicazioni e archivi remoti sono spesso centrali nel contenzioso, ma vanno raccolti con metodo per resistere alle contestazioni. Email, account cloud, file condivisi, messaggi sui social e contenuti web dinamici possono avere grande rilevanza, ma solo se correttamente acquisiti e contestualizzati.
L’analisi forense serve a distinguere tra semplice visualizzazione e acquisizione tecnicamente più affidabile, verificando autenticità, coerenza temporale, metadati, URL, riferimenti contestuali e relazioni tra contenuto e sistema di origine.
Verifiche e attività
→ header, catene di inoltro, tempi e incongruenze comunicative;
→ metadati degli allegati e rapporto con i sistemi sorgente;
→ acquisizioni certificate di profili, post, commenti, messaggi e pagine dinamiche;
→ correlazione tra contenuti online e altre fonti digitali del caso.
Finalità: trasformare materiale volatile o contestabile in una base tecnica più ordinata e difendibile.
Quando il danno è già avvenuto o l’anomalia è in corso, la perizia deve spiegare come, quando e con quali effetti l’evento si sia prodotto. In questa prospettiva l’analisi di rete, dei log di sicurezza, dei movimenti laterali e dei campioni malevoli diventa decisiva sia per attribuire responsabilità sia per definire impatti e rimedi.
Interveniamo su violazioni, anomalie di rete, incidenti di sicurezza, ransomware, esfiltrazioni, persistenze sospette e altri eventi che richiedano una ricostruzione cronologica e tecnica affidabile.
Attività ricorrenti
→ raccolta e analisi di log da firewall, VPN, endpoint, proxy o altri sistemi;
→ identificazione di vettori di ingresso, persistenze, movimenti laterali ed esfiltrazioni;
→ analisi di campioni, artefatti e impatti su dati e continuità operativa;
→ supporto tecnico alla documentazione del danno e alle successive azioni di tutela.
Risultato: un tracciato tecnico chiaro, utile anche ai fini risarcitori, assicurativi o regolatori.
La perizia informatica non vive isolata dal contesto processuale. Quando il caso è già in fase contenziosa o precontenziosa, l’attività tecnica deve dialogare con la strategia del legale e con le scansioni del contraddittorio. Per questo affianchiamo il cliente e il difensore dalla fase istruttoria sino all’eventuale udienza.
In penale, la consulenza tecnica di parte trova riferimento nell’art. 233 c.p.p.; in civile, la figura del consulente tecnico si innesta nel quadro degli ausiliari del giudice e delle attività peritali.
Attività di supporto
→ redazione di CTP, memorie tecniche e note critiche;
→ presenza alle operazioni peritali e osservazioni metodologiche;
→ preparazione di tavole sinottiche, confronti e supporti per l’udienza;
→ verifica di acquisizioni, catena di custodia, strumenti e parametri utilizzati da terzi.
Fine: rendere comprensibile, controllabile e difendibile ogni passaggio tecnico davvero rilevante per il caso.
La forza della prova digitale dipende dal metodo. Per questo adottiamo procedure documentate e standard riconosciuti, così da assicurare replicabilità, controllo e continuità tra acquisizione, analisi e conservazione del materiale trattato.
Il riferimento tecnico essenziale è costituito dalle linee guida ISO/IEC 27037 per identificazione, raccolta, acquisizione e conservazione dell’evidenza digitale; la famiglia ISO/IEC 27041, 27042 e 27043 è orientata rispettivamente a investigazione, analisi e gestione degli incidenti.
Presidi adottati
→ hashing SHA-256 o SHA-512, quando pertinente;
→ time reference coerenti e registri di laboratorio;
→ verbali di presa in carico, sigilli, movimentazioni e accessi controllati;
→ conservazione sicura e politiche di retention documentate.
Effetto: attività tracciabili, replicabili e tecnicamente più difendibili nel contraddittorio.
Durata e costi dipendono da numero e tipologia delle fonti, stato dei sistemi, profondità delle verifiche richieste e finalità dell’elaborato. Forniamo un piano attività con milestone e preventivo trasparente, così da bilanciare compatibilità con il procedimento e rigore metodologico.
Indicazioni generali
→ valutazione preliminare: 24–72 ore;
→ acquisizione: 1–3 giorni, in base a volumi e tipologia delle fonti;
→ analisi e relazione: 7–14 giorni lavorativi, con canale urgente su richiesta.
Range indicativi
→ consulenza preliminare: da € 500 + IVA;
→ copia forense per dispositivo: € 600–1.500 + IVA;
→ relazione tecnica completa: da € 1.500 + IVA, in funzione della complessità.
Obiettivo: tempi compatibili con il procedimento, senza derogare al metodo e alla qualità del risultato finale.